domenica 2 giugno 2013

Sorrentino e la sua Grande Bellezza

Sarà la vicinanza dell'uscita, sarà l'abbondare di feste e festini con tanto di nani e circensi ma, almeno a primo impatto La Grande Bellezza può essere considerato Il Grande Gatsby de noartri!
Per fortuna (o purtroppo) poi l'illusione svanisce e fa capolino l'estrema personalità di questo film tutt'altro che banale.
La Grande Bellezza e' destinato a dividere. A dividere la critica, il pubblico, la sala e le opinioni. Non è propriamente da "o lo ami o lo odi" ma ci si avvicina molto.
Sorrentino come al solito lascia aperti numerosi spunti un po' come una donna in sottoveste di seta, demandando alle nostre interpretazioni quello che lui vuole trasmettere.
Ora, detto così, sembra un polpettone impegnato che potrebbe cibare per anni gli intellettualoidi dei salotti televisivi, e in realtà forse la pretesa potrebbe anche averla, ma non è (solo) questo.
Ecco, la pretesa! (Solo) questo rimprovero al regista. Come aveva già fatto per il dozzinale This Must be the Place, anche qui Sorrentino cade nel pretenzioso. Diciamo che si lascia un po' prendere la mano, apre troppe parentesi, vomita chili di concetti e li lascia li impossibili da comprendere se non si è nella sua testa, carica personaggi di responsabilità scenica inutile e forse non ascolta chi gli dice "a Paolo, e mo' basta però!".
Un'altra delle caratteristiche inconfondibili di Sorrentino è l'uso del surreale e anche ne La Grande Bellezza ne fa largo uso, in maniera più che sapiente, e tuttavia a volte si resta con il dubbio che poi tanto su-reale non sia! Nane editrici, centenarie incantatrici di uccelli, latitanti voyeur, funeral party, spogliarelliste cinquantenni e Serena Grandi, sono solo alcuni esempi!
Nonostante questo tuttavia io sto dalla parte di chi lo ama. La Grande Bellezza e' sicuramente un gran bel film, con i difetti di cui sopra, ma resta un gran bel film!
Al centro di tutto c'è un 65enne napoletano, di quei napoletani "inglesi" che le vecchie generazioni chiamano gagà, che potrebbe quasi sembrare omosessuale, ma in verità risulta un gran seduttore, affabile all'inverosimile.
Gep e' il suo nome di battaglia e la vita mondana e' il suo territorio di guerra dove lui si comporta da generale sempre in prima linea. Onnipresente alle feste che contano, conosce tutti e superbamente affronta tutti, senza peli sulla lingua quando serve ( a volte si rivede l'Andreotti del Divo), sempre con il sorriso sornione di chi la sa lunga e anche di più. Indiscutibilmente libero sia fisicamente che intellettualmente, accompagna lo spettatore in un safari immaginario in cui le fiere sono i degni rappresentanti di un' Italia bigotta e depressa\repressa votata al presenzialismo e all'apparenza. La fauna è varia come in un romanzo di Ammanniti e coltiva il proprio orticello con il solo unico scopo di mostrarlo agli altri a dimostrazione di valere qualcosa.
A un certo punto però anche lo zoo chiude e anche la guida Gep si riposa. E riflette. E affronta a suo modo l'angoscia e la vacuità della vita, in un'inquietudine latente che si fa sempre più spazio. Il contrappasso con il carnevalesco e grottesco via vai di personaggi è forte ed è la vera anima del film, insieme ad un enorme Toni Servillo.
Ad ospitare il carrozzone una splendida, rassicurante, imperterrita, stufa, accomodante mamma Roma, che tante ne ha viste nei secoli e tante ancora ne vedrà. 

1 commento:

Non Lo So ha detto...

http://diobenedicaquestospazio.blogspot.it/2013/05/la-grande-bellezza-di-paolo-sorrentino.html

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