sabato 18 febbraio 2012

Cuore di Cuoio di Cosimo Argentina

More about Cuore di cuoioAncora una volta la pesca fortunata nel mitico Libraccio "tutto a 2 euro" mi ha regalato una stupefacente, inaspettata sorpresa. D'altronde come si può non comprare un libro intitolato "Cuore di Cuoio" per giunta scritto da un certo Cosimo Argentina!
Questo libro racconta la storia di un gruppo di ragazzini che sognano di diventare calciatori e che trasformano ogni piazza in un Maracana. Tra questi si distingue per spirito e carisma Camillo Marlo da tutti conosciuto come Krol, famoso difensore della mitica Olanda.
Siamo alla fine degli anni Settanta e ci troviamo a Taranto, la cui squadra locale sta dominando inaspettatamente il campionato di serie B grazie ai gol del suo idolo Jacovone. A metà stagione però la prematura scomparsa dell'idolo locale, mito di Krol e di tutti i suoi amici, cambia le carte in tavola e soprattutto la percezione del magnifico giocattolo "calcio" e della sua effimera, illusoria felicità.

Un romanzo che mi ha commosso e mi ha fatto ridere di gusto perchè ha riportato alla memoria la mia stupenda infanzia di ragazzino che ancora giocava a calcio per strada. Per anni insieme ai miei amici di un tempo ho avuto come porte, se andava bene, degli scalini con una traversa immaginaria la cui altezza era stimata dal portiere di turno che, animato da buon senso e scaltrezza (a seconda dei casi) decideva se la palla era dentro o fuori o nei casi più controversi, aveva "scheggiato" la traversa!
Di pali nemmeno a parlarne e soprattutto l'atavica imprescindibile regola del "chi tira la va a prendere".
Non ricordo quante finestre abbiamo rotto e quanti schiaffi ho preso dai miei genitori per aver distrutto le scarpe nuove della domenica, ma a quei tempi le partite non erano organizzate su facebook o con i cellulari. Bastava uno sguardo in piazza, una telefonata rigorosamente dalle cabine con i gettoni e come estremo rimedio qualche corsa nei quartieri per assoldare un numero di ragazzini che oscillava dai 4 ai 12 partecipanti (e non necessariamente un numero pari). Ogni campo aveva le proprie regole a seconda della "struttura" dell'impianto: falli laterali o sponde, "non si tira prima del centrocampo", "chi si trova para", quasi dappertutto era accettata la convenzione del "portiere volante", e sempre, sempre, la squadra di casa decideva quando finiva la partita!
In Cuore di Cuoio ho rivisto tutto questo. Ho rivisto le illusioni da ragazzino e la tenera abnegazione adolescenziale degli aspiranti calciatori verso questo stupendo gioco. Ho rivisto un mondo dove non c'era spazio per le ragazze e si avevano ancora dei miti da venerare, lontani e alieni. Un mondo di amici veri e sinceri in cui dimostravi lealtà con un assist, un mondo dove esisteva l'attaccamento alla maglia e la gioia negli occhi quando finiva Holly e Benji e potevi provare la catapulta infernale dei gemelli Derrick!
Argentina traduce tutto ciò inventando un microcosmo in cui tutto viene visto e letto solo ed esclusivamente in chiave calcistica, dove ad esempio alle ragazze viene dato il nome di una squadra di calcio in base a criteri strampalati ma coerenti e ogni protagonista non utilizza mai il suo nome di battesimo. Il tutto condito da una scrittura dialettale ma comprensibile dove la cosa importante da sapere è che la pizza e il piccione sono gli organi riproduttivi maschili e femminili!
Un lavoro all'apparenza banale, ma in realtà complicato e fenomenale che regala al lettore un libro eccezionale che non può assolutamente mancare nella libreria di un uomo italico medio!
Vorrei dirvi altro, ma vi consiglio vivamente di leggerlo perchè sono sicuro, vi sorprenderà!
Questo libro è un piccolo capolavoro!



6 commenti:

Massimo ha detto...

Gran bel post vecchio mio!
Uno dei migliori.
Quando ti lasci andare, tieni a casa la tua innata volgarità e grezzezza e dimentichi di essere un selvaggio bandito, regali emozioni e sensazioni da condividere con semplicità e schiettezza, piccoli affreschi autentici della nostra vita e gioventù.

Unico dubbio e perplessità: potevi spendere due euro in più e regalarmelo a compleanno!?!

a te logo

Martux

claps ha detto...

Sono felice che ti sia piaciuto. Ci tenevo particolarmente al tuo giudizio, ma come sai non mi piace chiederlo espressamente. Rientra nei miei post preferiti. Diciamo che il libro mi ha esaltato e ho colto l'occasione per scrivere un pò di me.

Anonimo ha detto...

Ne hai scritto di blog belli ma questo è decisamente il migliore. La recensione del libro ti ha dato lo spunto per fare un "flashback" della tua infanzia spensierata e leggendo il tuo blog anch'io sono tornato con i ricordi alla mia infanzia (qualche generazione fa) in cui ogni spiazzo, ogni slargo diventava un campo di calcio. Si giocava a qualunque ora del giorno e con ogni "attrezzo": palloni fatti con stracci legati con lo spago, torsoli di pannocchie e anche con oggetti pericolosi come i barattoli di sardine o di pelati. I palloni erano pochi ed erano o palle di gomma spessa e pesante che qualcuno aveva trovato in un pacco inviato dallo zio d'America o di cuoio con la cucitura per la camera d'aria fatta con una stringa di cuoio che se la beccavi in una testata ti rimaneva il segno. Eravamo felici e ci divertivamo con poco, ora quegli spiazzi e quegli slarghi sono diventati parcheggi e non c'è più nessun bimbo che gioca nel quartiere. Dove sono? che fanno? Forse davanti alla tv? forse a chattare? forse in una sala giochi? si stanno divertendo? Boooh!!! Tu sei stato fortunato perchè credo che la tua generazione sia stata l'ultima a giocare nel quartire con tanti amici e a divertirsi con poco. Ogni volta che ascolto la canzone "il ragazzo della via Gluck" di Celentano (di cui sono un fan) mi viene da riflettere se il cosidetto "progresso" ha portato più benefici alla qualità della vita o è stato solo uno spregiuticato calcolo economico.
Bravo e ciao

claps ha detto...

ti ringrazio per l'apprezzamento! e sono contento di essere riuscito nell'intento di "svegliare" bei ricordi. Quelli si che erano bei tempi! e comunque ti consiglio di leggere il libro. a presto

Leonardo ha detto...

...che bello!

Mentre scrivo ho in mente la forma trapezoidale di quel gradino del piano Gagliardi, e gli spigoli irregolari di quei blocchi di pietra grigi e bianchi (la porta)...
...vedo il pallone, quello giallo che non si è mai capito quanto fosse spesso (aveva dei solchi profondi mezzo centimetro e non si è mai bucato)...
... il pallone che non ho parato per colpa della mia statura, ma che con un po' di "picci" vi ho convinto essere andato sopra la traversa (immaginaria)...
...sento le monete inghiottite dalla cabina davanti la macelleria della piazza dopo aver rintracciato gli ultimi due giocatori, facendo passare per indispensabili due "conoscenti" con i quali magari l'ultima volta avevi litigato ferocemente (giurandoti di non volerci avere più nulla a che fare)...
...risento le urla e le interminabili interruzioni durante il gioco passate a discutere sull'effettiva linea del centrocampo perchè da lì non si poteva tirare in porta (e quel bastardo aveva pure segnato)...
...risento l'umido del sudore nei vestiti che eravamo capaci di portarci in giro senza fare una piega per il resto della mattina o per il resto della giornata (se per motivi logistici qualcuno ti invitava a mangiare da lui)...
...e sorrido nel ricordo di quella gioia che eravamo capaci di assaporare con nulla, un nulla che oggi mi sembra avere un valore inestimabile!
Forse la differenza sta proprio nel pensare al "valore" delle cose cui oggi siamo abituati a pensare...

bravo Claps...
...Rosa ta 'mbarat propr' bbuon

claps ha detto...

ahahahahahahahha tutto vero. ce ne sarebbero di cose da raccontare. Penso sempre che abbiamo avuto una gran fortuna che ci porteremo dietro per sempre, e se questo post è servito per alimentare ancora un pò i ricordi ho già raggiunto un ottimo risultato...oltre a quello inaspettato di averti "tirato in mezzo" caro Leo. e comunque la palla era fuori!

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