mercoledì 27 luglio 2011

Io uccido...ma anche no

More about Io uccido E' doverosa una premessa:
i thriller non sono proprio il mio genere.
Ho una leggera avversione per i bestsellers (li leggo dopo 10 anni).
Mi hanno decantato questo libro come un capolavoro quindi l'attesa era molto alta.
Detto ciò, Io Uccido è un libro che si fa leggere, ma non è chiaramente un capolavoro e Giorgio Faletti è un bravo romanziere, ma non è chiaramente il più grande scrittore italiano come dichiara Antonio D'Orrico sul retro del libro! Per non parlare di J. Deaver che ritiene che "Uno come Giorgio Faletti in America si dice larger than life: uno da leggenda." e che cazzo!
Parlando del romanzo, come la maggior parte dei gialli, regge e tiene con il fiato sospeso fino a quando non si scopre l'assassino o, nel caso specifico, un efferato e sadico serial killer. E devo dire che il leggendario Giorgio è bravo
a mantenere viva l'attenzione incanalando la storia attraverso due sentieri  principali che chiaramente prima o poi dovranno incontrarsi. Il solito vecchio trucco usato saggiamente da colossi come Stephen King o scientificamente da macchine da soldi come Dan Brown (che continuo a preferire...e ho detto tutto!).
Peccato che il colpevole venga smascherato circa a metà del libro!
La tensione, sicuramente ben trasmessa al lettore attraverso meticolose descrizioni si trasforma in curiosità. Pura e semplice curiosità su come si sistemeranno le cose. Il pathos creato dall'assassino e dalla sua storia evapora. Mi sono immaginato lì la prima crisi letteraria di Faletti: "e ora? cosa scrivo? come la risolvo?".
La dovizia nei particolari comincia a diventare stucchevole e leziosa.
Inizi ad essere impaziente e a pensare che forse con un centinaio di pagine in meno il libro sarebbe stato molto meglio.
C'è da dire che Faletti, tecnicamente, scrive molto bene, in un italiano pulito e efficace...un pò prolisso...ma efficace, e questo mitiga un pò la stucchevolezza di cui sopra.
La sensazione che più di tutte mi è apparsa chiara durante la lettura è la sua somiglianza con una sceneggiatura di un film (ammetto, e non me ne vogliano i fan dell'autore, che in basso a destra del teleschermo mi immaginavo il logo di Italia Uno!), o di una fiction a puntate. Sarà stata anche l'ambientazione e i nomi dei personaggi, un pò francesi un pò italiani, un pò tedeschi, ma non mi sarei meravigliato di vedere scodinzolare anche il Commissario REX.
E comunque, non voglio assolutamente distruggere Io Uccido.
Il successo che ha avuto è probabilmente meritato, ma capisco anche chi ne parla come un "caso letterario" o lo considera sopravvalutato. PORCO IL  MONDO CHE C'HO SOTTO I PIEDI!


1 commento:

Massimo ha detto...

Ottima recensione, precisa, completa e corretta nell'analisi.
Mi vedo d'accordo...il pathos finisce al cimitero, con 200 pagine di anticipo...peccato, sul più bello!
Ed è indubbio che il finale è lungo, troppo sopra le righe e un pò prolisso...
Se il libro si fosse chiuso prima e in modo diverso, nel suo genere, sarebbe potuto essere un capolavoro.
Carino il titolo che hai scelto:)

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